
Lo sbarco di Anzio (nome in codice operazione Shingle, conosciuto anche come "sbarco di Anzio e Nettuno" o "fronte di Anzio e Nettuno") fu un'operazione militare di sbarco anfibio, condotta dagli Alleati sulla costa tirrenica antistante gli abitati di Anzio e Nettuno, durante la campagna d'Italia nella seconda guerra mondiale. L'obiettivo di tale manovra era la creazione di una testa di ponte oltre lo schieramento tedesco sulla linea Gustav, in modo tale da aggirarla e costringere gli avversari a distogliere ingenti forze dal fronte di Cassino, permettendo così lo sfondamento della 5ª Armata del generale Mark Wayne Clark lungo il settore tirrenico della Gustav. In contemporanea, le truppe sbarcate ad Anzio e Nettuno avrebbero occupato i colli Albani, impedendo la ritirata delle divisioni tedesche: la loro distruzione avrebbe consentito di conquistare Roma e abbreviare la campagna.
Lo sbarco avvenne con successo il 22 gennaio 1944 a opera del VI Corpo d'armata statunitense, guidato dal maggior generale John Lucas; ma nel suo complesso l'operazione Shingle non raggiunse gli obiettivi iniziali prefissati. Le forze tedesche sotto il comando del feldmaresciallo Albert Kesselring, nonostante la sorpresa iniziale, riuscirono a bloccare l'iniziale avanzata del VI Corpo d'armata e a sferrare una serie di contrattacchi, che misero in seria difficoltà gli anglo-americani e costarono loro forti perdite. La lunga e logorante battaglia di posizione che seguì nell'area della testa di ponte continuò fino alla primavera successiva, quando i tedeschi furono costretti alla ritirata dopo il crollo del fronte di Cassino. Anche in questo caso, però, l'obiettivo principale, ossia la distruzione delle forze tedesche in Italia, non fu conseguito e i tedeschi in ritirata poterono sfuggire dalla morsa nemica e ridisporsi sulla Linea Gotica, baluardo che bloccò per mesi gli anglo-americani sugli Appennini.
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Nicola II Romanov (in russo: Николай Александрович Романов?, Nikolaj Aleksandrovič Romanov; Carskoe Selo, 18 maggio 1868, 6 maggio del calendario giuliano – Ekaterinburg, 17 luglio 1918) fu l'ultimo imperatore di Russia. Il suo titolo ufficiale era: «Per Grazia di Dio, Imperatore e Autocrate di tutte le Russie (in russo: Божию Милостию, Император и Самодержец Всероссийский?, Božiju Milostiju, Imperator i Samoderžec Vserossijskij), zar di Polonia, di Mosca, di Kiev, di Vladimir, di Novgorod, di Kazan', di Astrachan' e della Siberia; granduca di Finlandia e di Lituania; erede di Norvegia; signore e sovrano di Iberia, dell'Armenia e del Turkestan; duca dello Schleswig-Holstein, dello Stormarn, di Dithmarschen e dell'Oldenburg».
Fu, de facto, l'ultimo zar dell'Impero russo. Ha conosciuto numerosi appellativi: "Nicola il pacifico" durante gli anni di regno, mentre la letteratura sovietica comunista lo ha dipinto invece come "Nicola il sanguinario"; la tradizione popolare russa lo conosce invece come "Nicola, il santo, grande portatore della Passione".
Appartenente alla dinastia dei Romanov, alto 1,73 m, castano con occhi azzurri, considerato attraente in gioventù, sposò, in contrasto con i genitori, Alessandra d'Assia e del Reno, figlia del granduca Luigi IV d'Assia e del Reno e della Principessa Alice del Regno Unito, a sua volta figlia della regina Vittoria.
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